
Votata in Italia una riforma costituzionale sulla separazione di carriera fra procuratore della Repubblica e giudice, ma dovrà svolgersi un referendum la prossima primavera 2026 per approvare la riforma. In Spagna ove le carriere sono separate qualcosa di inedito succede in ambito giudiziale penale e altra riforma è all’orizzonte. Un tentativo di riassunto da notizie di stampa e programmi televisivi.
Tanto rumore per nulla?
Il mio è un tentativo per capire, dagli antefatti di un particolarissimo giudizio penale e dalla sua attuazione, se in Spagna, i protagonisti della vicenda abbiano recitato nel teatro di Shakespeare ovvero abbiano dato prova da lunghi coltelli prima che la fine della coalizione di maggioranza del governo di Pedro Sanchez porti alle reclamate elezioni anticipate.
Il mio è un tentativo reso ancor più difficile dalla circostanza che vado a vivere in Spagna solo alcuni mesi all’anno. Le eventuali imprecisioni di resoconto sono assolutamente involontarie. Occorre premettere che la polarizzazione nella politica spagnola si è acutizzata ed è alla base degli avvenimenti che riassumo; essi, coinvolgendo le istituzioni ne hanno messo alla prova il loro funzionamento e la loro congruità in un paese di dichiarata, funzionante democrazia.
Ed una riforma in ambito giudiziale penale si profila all’orizzonte.
AntecedentiA
Nei primi mesi del 2024 l’amministrazione finanziaria portava a termine una verifica iniziata l’anno precedente che evidenziava una evasione fiscale di circa 350 mila euro. Essendosi superata la soglia dei 120 mila euro, l’evasione, ove provata, avrebbe configurato un reato e richiedeva l’esame della magistratura penale. Veniva inviata la relazione e la fattispecie era assegnata ad un “fiscale” che si occupa, di routine, dei reati economici a danno dello Stato.
Il fiscale avvertiva l’interessato che si sarebbe proceduto a suo carico e lo invitava a nominare un suo avvocato.
Questi, d’intesa con il cliente, inviava una lettera al fiscale nella quale, riconoscendosi la commissione di due reati, dichiarava che il suo cliente era disposto ad un accordo per risarcire il danno volendo conseguire una riduzione di pena, evitare la restrizione in carcere e la pubblicizzazione della vicenda.
Il fiscale rispondeva alla lettera comunicando che potevano esserci i presupposti per un accordo, attorno al quale tuttavia bisognava lavorarci, qualora altri soggetti sarebbero risultati implicati.
In buona sostanza una procedura abituale per casi del genere.
Ma questo caso si sarebbe rivelato da lì a poco del tutto speciale per le persone coinvolte e assolutamente unico per gli inediti sviluppi, come cercherò dii riassumere.
La compagna di vita dell’indagato riveste un importante incarico istituzionale, la presidenza della Comunità di Madrid ed è un personaggio di spicco del PP, il partito popolare che a livello nazionale ha ricevuto più voti ma si trova all’opposizione alla Camera dei Deputati non avendo coalizzato una maggioranza.
Torniamo ai fatti
Il reo confesso inviava la corrispondenza col fiscale ad un giornalista che è al capo della comunicazione dell’ufficio di quella presidenza; si faceva, inoltre, una bella chiacchierata con altro giornalista che scrive sul quotidiano El Mundo, affine alle idee politiche del partito popolare.
Il giornalista della presidenza divulgava di sua iniziativa la notizia sull’accordo dando a fare intendere che era stata la procura (fiscalìa in spagnolo) ad averlo offerto ma che nelle alte sfere della struttura c’era una sorta di diniego; per procurare danno, evidentemente all’immagine politica della presidente della Comunità di Madrid.
Un putiferio di rivelazioni, di giudizi e di accuse politiche che conduceva dritto dritto al Procuratore Generale dello Stato tal Alvaro Garcia Ortiz, considerato di area socialista.
Sistema fiscale spagnolo
Bisogna sapere che in Spagna la nomina di tale procuratore (la sesta autorità dello Stato) è fatta dal re su designazione del Capo del Governo; in questo caso, da Pedro Sanchez, socialista.
Bisogna anche dire che i fiscali fanno parte dell’ordine giudiziario al pari dei giudici e devono aver seguito le stesse regole per l’accesso ma devono aver scelto detta carriera, la quale, poi, non si incrocerà con quella dei giudici. Insomma, ognuno al suo proprio ruolo con funzioni e carriere separate.
Ancora sui fatti
Tornando al putiferio, il fiscale generale chiedeva gli atti della vicenda e, volendo smentire le false notizie che stavano circolando preparava nottetempo e, quindi, diramava una nota di risposta .
Nel frattempo era già apparso sulla stampa e in televisione il contenuto testuale della corrispondenza col fiscale.
Per altri canali la fiscalia generale ribadiva che l’iniziativa sull’accordo era stata presa dall’avvocato dell’indagato, che si era, contestualmente dichiarato reo professo di due delitti; a supporto della nota erano, tuttavia, riportati dei virgolettati della corrispondenza intercorsa .Apriti cielo!
L’opposizione, quasi in dichiarato appoggio all’indagato, accusava la fiscalia generale di pubblicazione di segreti d’ufficio, e di vulnerazione del diritto di difesa di un cittadino per avere svelato le intenzioni dell’indagato. Insomma reati con possibile pena di sei anni di carcere.
Venivano chieste da più parti le dimissioni del procuratore generale.
Si doveva, a questo punto, avviare una indagine conoscitiva degli avvenimenti e delle tempistiche di pubblicazione degliatti , sui minuti secondi, per chiarire il comportamento e il ruolo del fiscale generale in tutta la vicenda.
Il rinvio a giudizio del procuratore generale dello Stato
Al termine della procedura il giudice istruttore rinviava a giudizio il procuratore generale per violazione di segreto d’ufficio essendosi egli assunto l’intera responsabilità di avere diramato la nota sui fatti. La competenza a giudicare andava al Tribunale Supremo, stante la posizione istituzionale di Garcia Ortiz.
Fra gli indizi concludenti di colpevolezza uno in particolare specificamente sottolineato dall’UCO (unità operativa della guardia civile) aveva convinto il giudice istruttore, vale a dire la cancellazione della messaggistica che il fiscale aveva fatto non appena consapevole che poteva essere sottoposto a giudizio penale.
Da aggiungere che il giudice istruttore non aveva tenuto affidabili le dichiarazioni di diversi giornalisti per le quali si escludeva il coinvolgimento del procuratore generale nella divulgazione di qualsivoglia segreto sul caso; il giudice avendo ritenuto indizio rilevante la cancellazione della messaggistica ordinava, anzi, il sequestro dei computer e di ogni apparato digitale presenti nell’ufficio del procuratore, avvalorando le presunzione di colpevolezza dell’UCO.
Il processo
Il processo è stato celebrato in questo mese di novembre 2025 e si è appena concluso dopo sei sessioni. Si aspetta ora, entro 20 giorni, la sentenza del Tribunale Supremo, seconda sessione, composto da sette giudici, dei quali cinque, compreso il presidente sono considerati di area conservatrice.
Sulla domanda se sia stato il procuratore generale a divulgare la corrispondenza fra la fiscalia e l’indagato, l’accusa più rilevante è stata quella dell’avvocato che ha difeso in aula l’evasore fiscale deducendo per circostanze come fosse stato proprio lui e come, dopo la filtrazione gli era stato gioco facile diramare una nota ricca di particolari innecessari, per screditare la notizia sull’accordo redattata dal capo ufficio stampa della presidente della Comunità di Madrid ed implicitamente vulnerando il diritto dell’indagato ad avere un proprio piano di difesa.
Da altre parti di accusa, per fatti occorsi prima della divulgazione della corrispondenza, è stato insinuato che sulla vicenda il procuratore generale avebbe già reso edotto il capo del governo, violando le basi dell’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Ed anche su queste accuse ci sarebbero state le prove se il procuratore generale non avesse cancellato la messaggistica.
Di contro il procuratore generale, difeso dall’avvocatura generale dello Stato e dichiaratosi innocente a riguardo della filtrazione della corrispondenza, ha dato alla sua nota la valenza che la verità dei fatti andava difesa, ivi compreso il comportamento corretto dell’intera struttura da lui diretta.
Quanto alla cancellazione della messaggistica è emerso essere era una pratica comune, ricorrente e conforme alla necessità di protezione dei dati dalla cui eventuale divulgazione potrebbe derivare un danno a terze persone e alle stesse istituzioni.
Nel procedimento orale, ascoltate le testimonianze, è stato confermato, secondo la difesa, quanto già si sapeva in istruttoria.
Vale a dire: la notizia divulgata dall’ufficio stampa della presidenza della Comunità di Madrid era stata volutamente una mezza verità; la notizia e il documento certificante che il compagno della presidente era sotto indagine penale era conosciuto fra i giornalisti ancor prima che il procuratore generale ne avesse contezza e potesse visionare gli atti; chi aveva filtrato la corrispondenza non era stato il procuratore generale ma, come testimoniato da più giornalisti, altra”fonte” che rimaneva legittimamente coperta dal segreto professionale ai sensi della Costituzione spagnola.
Insomma si poteva concludere, per la difesa, che si trattava solo di una supposta violazione di segreto perché di segreto non c’era nulla dal momento che molte persone potevano avere avuto accesso agli atti prima del procuratore e che la notizia si era già divulgata prima dell’acquisizione degli atti e della diramazione della nota di precisazione dei fatti.
Un processo, dunque, innecessario stante l’inconsistenza delle accuse e la infima valenza degli indizi.
Alcune domande attorno alla vicenda
Perché in istruttoria sono state quasi irrise le dichiarazioni dei giornalisti sulla provenienza dei documenti e sulle tempistiche di acquisizione?
Perché si è preferito dar fiato alle grida di violazione di segreti d’ufficio e del diritto di difesa del cittadino, di quel cittadino reo confesso?
Perché, in definitiva, è stato voluto che il caso andasse comunque a giudizio nonostante l’esiguità degli indizi e nonostante la ricorrente violazione di segreti d’ufficio in ambito penale cui non segue, di norma, la ricerca dei divulgatori?
Perché all’accusa hanno partecipato, oltre all’avvocato dell’evasore fiscale, suppostamente leso nel suo diritto di difesa, tanti altri componenti non propriamente coinvolti quali il collegio di avvocati di Madrid, il Foro Libertà e Alternativa Vox e Fatti Sentire, l’associazione Mani Pulite e l’Associazione Professionale Indipendente dei Fiscali ?
E’ conseguenza della forte polarizzazione ideologica e politica?
E’ conseguenza di una riforma” in itinere” per la quale le investigazioni penali sarebbero di competenza esclusiva dei fiscali, avendosi che il peso e il ruolo del fiscale generale, al servizio del governo, risulterebbero accresciuti mentre di contro verrebbe limitata la figura dell’accusa popolare?
E’ questo un caso di esercizio e di confronto fra i ruoli dei fiscali e dei giudici, tutti appartenenti all’ordine giudiziario ma separati e spesso contrapposti in conseguenza delle personali connotazioni ideologiche o di affinità partitica?
O, è stato, infine, una sorta di test, stante la versatilità del diritto come reclamato di volta in volta dalle diverse parti politiche, sulla imparzialità di giudizio, indipendenza della magistratura dagli altri poteri, insomma una dimostrazione che in Spagna c’è giustizia?
Previsioni sull’esito del processo
Otto su dieci cattedratici, richiesti di parere, hanno risposto che il giudizio si concluderà con l’assoluzione, per mancanza di prove, tenuità degli indizi e testimonianze concordanti; alcuni di essi hanno detto anche che il giudizio non doveva essere nemmeno avviato.
Ad ogni modo esso è stato solenne, si è svolto in un palazzo imponente, è stato seguito da tutti i media, ha registrato dibattiti, prese di posizione, dichiarazioni sull’innocenza del fiscale rilasciate dallo stesso Petro Sanchez in una intervista, pendente il processo, con le conseguenti accuse di ingerenza dell’esecutivo da parte dei partiti di opposizione, insomma di tutto e di più.
Siamo ora in attesa della sentenza che dovrebbe arrivare prima di Natale, o meglio di Babbo Natale!
Riflessioni attorno alla riforma da sottoporre a referendum in Italia
Una riflessione a proposito della vantata necessaria riforma su cui si andrà in Italia a referendum nella prossima primavera: la giustizia funziona meglio in Spagna ? L’annunciata riforma la migliorerà oppure volendosi radicare ancor di più la valenza governativa della azione della fiscalia , saranno di prevalenza oggetto di indagine quei reati che meno possano conflittuare con i comportamenti dell’esecutivo?
L’inedito caso spagnolo di cui ho cercato di dar conto suggerisce l’utilità che dal referendum la riforma non venga approvata.
Potremmo assistere non solo ad un teatro scespiriano ma anche ad un teatro dell’assurdo se da essa o da riforme a venire fosse facilitato o consentito ai governi di indirizzare il lavoro della magistratura.
Corralejo 16 novembre 2025
La sentenza di condanna
Oggi, 20 novembre, esattamente 50 anni dalla morte del dittatore Francisco Franco, è stata diramata dal Tribunale Supremo la sentenza di condanna, di cui però non si conoscono ancora le motivazioni.
Il fiscale è stato inabilitato per due anni dalle funzioni ed è stato multato per 7200 euro. Egli dovrà inoltre risarcire con 10 mila euro il suo accusatore.
E’ stata , quindi, da un lato, pienamente disattesa la richiesta del carcere; ma, da altro lato, il Tribunale Supremo ha censurato e punito il comportamento del fiscale generale per violazione del segreto d’ufficio (art.417, primo comma cp) .
Occorre considerare che fra le numerose funzioni la legge assegna al fiscale generale quella della difesa dei diritti del cittadino in ambito penale, fra i quali è da intendersi il potere approntare un proprio piano di discolpa di fronte alle accuse.
Sarà questa la principale argomentazione per censurare il comportamento di Ortiz? Che nella nota diramata per smentire le false notizie erano contenuti innecessari e puntuali riferimenti; essi avvaloravano i fatti, ma avevano vulnerato il segreto d’ufficio riguardando, proprio, l’esercizio di un pieno diritto del cittadino a difendersi?
Nei prossimi giorni, in dicembre e prima di Natale si conosceranno le motivazioni scritte. La sentenza per ora non viene commentata in area governativa.
C’è da domandarsi: è stata dunque la conferma che il giudizio è stato imparziale?
E’ stata una sorta di applicazione iper rigorosa della specifica norma che vuole tutelare il cittadino di fronte a possibili abusi dei poteri preposti all’azione penale?
Che altro?
Corollario di notizie: L’opposizione, soddisfatta dell’esito del giudizio, considera la sentenza una vittoria della democrazia contro la dittatura ” de facto” di Sanchez che usa il governo e la fiscalia in danno di chi non la pensa come lui; nello specifico in danno della presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso. Non ci dovrebbero essere indugi nel rassegnare le dimissioni.
Parte governativa osserva che la sentenza ha un chiaro orientamento politico; non è la prima volta, viene detto, che la democrazia va protetta proprio da coloro che dovrebbero difenderla.
Nei prossimi giorni ci sarà la nomina del nuovo fiscale generale dello Stato; Ortiz , ancora in carica, si è astenuto nonostante l’invito, a presenziare alla cerimonia per il cinquantesimo anniversario della restaurazione della monarchia in Spagna, presieduta da Felipe VI.
Interessante a sapere: mancava il re emerito Juan Carlos I, ostracizzato dalla famiglia per i numerosi scandali; attualmemte egli si sarebbe esiliato con residenza ad ABU Dabi (Emirati Arabi)!
Corralejo 22 novembre 2025
Codicillo sul caso inedito-Le motivazioni della sentenza di condanna
Ieri 9 dicembre il Supremo ha depositato il testo della sentenza firmata da 5 dei sette magistrati. Il fiscale generale è stato condannato per il delitto previsto dall’art. 471, comma 1 del codice penale (ma che c’entra, dal momento che esso prevede la fattispecie di chi abusando della sua posizione pubblica faciliti la fuga da una pena?). L’art. corretto è piuttosto il 197, comma 2 che tratta della diffusione, scoperta o uso illecito di dati personali riservati in contesti digitali o archivi. Mah!
Di fatto, attribuisce la filtrazione illecita della corrispondenza fra la fiscalia e l’avvocato dell’evasore al fiscale generale o a qualcuno del suo intorno, avendone però egli consapevolezza; nonchè l’illecita diramazione della nota informativa perché “il dovere di confidenzialità non sparisce per il fatto che l’informazione che egli conosce a motivo del suo incarico già è stato di dominio pubblico”. Ad avvalorare la fondatezza delle deduzioni sulla colpevolezza, il fatto della tempestiva cancellazione dei dati dal suo cellulare, non appena saputo che andava a giudizio. Quasi nessuna argomentazione sulla causa che aveva prodotto la diramazione della nota, vale a dire le notizie false volutamente propalate dal capo di gabinetto della presidente della Comunità di Madrid.
Insomma 180 pagine di argomentazioni per dare contenuto e fondatezza a una pronuncia di condanna senza l’evidenza di qualsiasi prova a carico del fiscale il quale, per giunta, avrebbe agito in combutta o dietro spinta del capo del governo Pedro Sanchez. Quasi una sorta di “reddere actionem”.
Due magistrate, di area progressista, hanno invece sottoscritto 50 pagine a discolpa del fiscale segnalando l’incongruenza della condanna e della procedura seguita nell’acquisizione e nella valutazione delle testimonianze emerse nel contraddittorio, tutte a favore.
Si profila un ricorso alla corte costituzionale e chissà anche al tribunale per la difesa dei diritti umani.
Intanto il Governo ha già nominato la nuova fiscale, una donna magistrato specializzata nella fiscalia a perseguire i reati contro le donne.
Tutto bene? Valutate voi…
10 dicembre 2025
